Il monumento ai cretini

C’è un aereo che parte ogni sera per Lisbona
con due posti vuoti.
Va avanti e dietro così da un anno e tre mesi.

Te lo immagini l’aereo strapieno con due sedili liberi?
Fila 21, posti A e B, sempre gli stessi.
Nessuno che può sedersi o sistemarci i cappotti.

Il lato finestrino che piace a te,
quello in mezzo che fingo di preferire
per fare contenta te.

Fortunato chi ha il posto accanto al nostro.
Pensa quanto spazio per gomiti e ginocchia,
e nessun rischio di chiacchierate moleste.

C’è un aereo che decolla ogni sera implacabile
dal terminal 3 di Fiumicino,
prende la rincorsa e parte senza più aspettarci.

Le hostess hanno smesso di fare gli annunci,
l’altoparlante non chiama i nostri nomi,
i viaggiatori abituali neanche fanno più caso a quel buco.

Da qualche mese su quei sedili
qualcuno ha iniziato a lasciare bigliettini e fiori.
C’è chi si ferma per una preghiera.

Due posti davanti ai quali tutti rallentano e abbassano gli occhi.
Un memoriale ai viaggi mancati, ecco cosa è diventato:
il ricordo di chi doveva partire, ma è rimasto a terra.
L’eterno monito a non rimandare nessun appuntamento.
Partire subito o fare la nostra fine.

Il monumento improvvisato a quello che potevamo essere
e non siamo stati.

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