9 novembre 1999

Odora di Novecento questo novembre /
Tutti i novembre puzzano di Novecento.

Le facce che ho visto,
le storie che ho dimenticato,
buchi della memoria che un tempo erano questioni di Stato.
Basta un cognome o una via per evocare mondi che credevo estinti.

È la Mitteleuropa a chiamarci dal fondo alla strada,
la borghesia ha gettato al vento la sua occasione storica,
Francesco Giuseppe reclama di nuovo il suo regno.
Budapest, Bratislava, Vienna, fin sopra i monti dell’Herzegovina.

In quest’incrocio sgombro di carri armati,
dentro i deliri di una febbre spagnola,
rivivo nitidi i fasti dell’Occidente.

Il secolo breve, gli amori lunghi,
quarant’anni insieme /
non cinquanta notti.

Un inverno che ancora faceva paura /
calosce, colbacchi e calzamaglie di lana.
Nel duemila si ambientavano i romanzi di fantascienza.

Cadono i muri,
festeggiano i mercati /
popoli divisi che unendosi tornano ad odiarsi.

Soltanto la lontananza riscalda i cuori.

Niente più lettere da affrancare,
attese che allungano gli amori
e baci promessi nei telefoni a gettone.

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